1864 Imposta di fabbricazione e consumo. Le Accise

Immagine imposta di fabbricazione e consumo 1864 Una funzione rilevante nell'ordinamento fiscale dell'Italia unitaria era rivestita dalle imposte sui consumi e, segnatamente, dai dazi e dalle gabelle. Relativamente alle gabelle, un importante ruolo era esercitato dalle imposte di fabbricazione, che colpivano in via indiretta il consumo.

L'obbligazione tributaria nasceva nel momento della produzione del prodotto. Ne esistevano di diverse specie: la tassa sulla birra e sulle acque gassate, che fu la prima ad essere introdotta nel 1864; la tassa su polveri ed altre materie esplosive (1869), sugli spiriti (1870), sulla cicoria preparata per caffè (1874), sullo zucchero (1877), sull'olio di semi (1881), sui fiammiferi e sulla raffinazione degli oli minerali (1894).

L'accertamento era previsto presso il fabbricante dagli agenti della finanza; la commisurazione della quantità di prodotto era effettuata in due modi: per via diretta dai funzionari del fisco oppure attraverso misuratori meccanici.

Il R.D.L. 20 marzo 1930, n. 141, abolì i dazi di consumo. Questi ultimi furono sostituiti dalle imposte di consumo regolamentate dal Testo Unico sulla Finanza Locale, istituito con R.D. 14 settembre 1931, n. 1175. La riscossione delle imposte di consumo avveniva, di regola, in seguito a dichiarazione del contribuente e mediante l'applicazione della tariffa alle materie imponibili; l'amministrazione poteva stipulare convenzioni di abbonamento con i singoli contribuenti e poteva disporre, altresì, che la riscossione dell'imposta, come ad esempio sui dolciumi, cacao e cioccolato ed altri generi, avvenisse tramite abbonamento obbligatorio. All'accertamento ed alla relativa riscossione dell'imposta sui comuni potevano provvedere o direttamente, o tramite appalto, che poteva essere conferito a canone fisso o ad aggio.

Attualmente tra le imposte indirette sulla produzione e sui consumi, denominate accise (con tale termine si intende tassa in quanto la parola accisa proviene da accidere, decurtare), l'imposta di fabbricazione sugli oli minerali (benzina, gasolio e GPL) rappresenta l'imposta principale[1]. Obbligato al pagamento è il titolare del deposito fiscale dal quale avviene l'immissione al consumo. Per alcune categorie d'impiego degli oli minerali viene stabilita dalla normativa l'esenzione dall'accisa o l'applicazione di una aliquota ridotta.

Nel prezzo della benzina, dall'origine ad oggi, sono attualmente incluse dodici accise, per far fronte a momentanee situazioni di emergenza, con la seguente cronologia:

  • 1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935;
  • 14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
  • 10 lire per il finanziamento dell'alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire per il finanziamento del terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • 205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,0073 euro in attuazione del D.L. n. 34/2011 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali;
  • 0,040 euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della legge n. 225/1992.

[1] Disciplinata dal Testo Unico sulle Accise (D.Lgs. n. 504/1995), integrato e modificato dal D.L. n. 452/2001 convertito, con modificazioni, dalla legge n.16/2002, le norme nazionali che interessano questa imposta sono state coordinate ed armonizzate con le direttive della Unione Europea.