1863 Giuoco del Lotto

Giuoco del lotto 1863 Con R.D. n. 1554 del novembre 1863 si dava attuazione al giuoco del Lotto, con incluse disposizioni penali al fine di tutelare il regolare svolgimento del servizio e di disciplinare il giuoco anche ai fini fiscali. Inizialmente come sedi estrazionali furono scelte otto città: Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, alle quali, nel 1939, si aggiunsero Cagliari e Genova.

A seguito degli abusi perpetrati successivamente a causa dell'insufficienza di quelle disposizioni, l'amministrazione emanò il R.D. n. 483 del 17 settembre 1871, che inasprì le conseguenze penali per eventuali illeciti. Con lo stesso decreto fu disposto che le vincite non superiori a lire 1.000 potevano, a richiesta del vincitore, pagarsi mediante libretti delle casse postali di risparmio. Il successivo R.D. n. 5744 del 21 novembre 1880 stabilì in quali casi erano permesse le lotterie e le tombole promosse da Corpi morali (beneficenza e "incoraggiamento di belle arti"). Le tombole erano soggette ad una tassa del 20 per cento sul prezzo delle cartelle vendute, mentre le lotterie erano esenti.

Fotografia di una vecchia urna del lotto La legge n. 498 del 20 luglio 1891, oltre a disciplinare la concessione dei banchi del lotto e chiarire meglio la proibizione dei giochi di sorte per sottrarre la privativa ad ogni concorrenza, diminuì l'aggio ai ricevitori, assicurando così una maggiore entrata per l'erario. Con la stessa legge fu abolita la tassa di ricchezza mobile sulle vincite, che, fino quel momento, aveva causato una flessione delle giuocate.

Dal 1994 il giuoco del Lotto è affidato all'amministrazione autonoma dei monopoli di stato, la quale dà in concessione il servizio alla Lottomatica.