Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse

Il 10 gennaio 2013 è stato pubblicato sul sito TAXUD della Commissione europea uno studio  realizzato da una società esterna sull’ “IVA nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse”.

Si tratta di un approfondimento complementare di un precedente studio pubblicato nel 2011 , allo scopo di analizzare l’impatto dell’attuale normativa IVA relativa al settore pubblico e le possibili opzioni alternative per ridurre le distorsioni e per consentire di realizzare condizioni di parità per gli operatori.

Tale iniziativa si inserisce nel progetto di revisione del sistema dell’IVA, promosso dalla Commissione con il Libro Verde “Sul futuro dell’IVA” (COM(2010) 695 final) ,trasformatosi, poi, negli impegni assunti dalla Commissione in esito ad una consultazione pubblica, contenuti nelle 26 azioni del Libro Bianco “Sul futuro dell’IVA” (COM(2011) 851 final) .

Il Libro Verde ed il Libro Bianco sono reperibili sul sito della Commissione

In particolare, l’azione n. 8 del Libro Bianco prevede che la Commissione, per il settore pubblico, “presenterà una proposta che si concentrerà sulle attività caratterizzate da una partecipazione significativa del settore privato e da un rischio elevato di distorsione della concorrenza”.

L’impatto delle possibili modifiche sarà valutato anche sulla base di quanto emerso nello studio del 10 gennaio scorso e sarà anche oggetto di una Conferenza che si terrà ad aprile 2013 in Italia.

Lo studio complementare ipotizza tre opzioni alternative all’attuale sistema, al fine di analizzarne l’impatto con riferimento a vari settori di azione degli enti pubblici: il passaggio ad un sistema di piena tassazione, un sistema di rimborso dell’IVA pagata dagli enti pubblici, una parziale modifica delle regole già esistenti.

Tra i settori analizzati, nello studio, vi sono il settore postale, il settore sanitario, la gestione dei rifiuti, il settore delle telecomunicazioni. Il settore pubblico, tuttavia, include anche altri importanti ambiti in cui l’esercizio pubblico è affiancato da un esercizio privato delle attività (istruzione, ad esempio), mentre permangono attività tipicamente pubbliche (ad esempio, Giustizia, Pubblica Sicurezza e Difesa). In tutte queste situazioni, l’impossibilità di detrarre l’IVA sui costi sostenuti per l’acquisto di beni e servizi può determinare l’ente pubblico a scelte economicamente inefficienti sia al momento dell’acquisto di beni e servizi, sia dal lato della fornitura dei servizi medesimi.

I cittadini, le amministrazioni pubbliche, gli operatori economici, le associazioni di categoria e gli esperti del settore, sono stati invitati a trasmettre , entro il 5 aprile 2013, contributi e osservazioni sullo studio complementare ed, eventualmente, sullo studio del 2011(disponibile in lingua inglese), nel loro complesso e sugli scenari che ne emergono con concreto riferimento alla situazione italiana, o anche solo in relazione a specifiche parti.